Il restauro della facciata monumentale
Il restauro del cortile
Restaurare Leon Battista Alberti: il caso di Palazzo Rucellai
Via della Vigna Nuova – Firenze
Data: 1994-2014
Committente
Famiglia Rucellai
Progetto di restauro della facciata monumentale
Arch. Simonetta Bracciali (progetto architettonico e direzione lavori)
Istituti scientifici e studiosi che hanno collaborato alle indagini preliminari per il restauro della facciata
Prof. P. Piacentini e Dott. C Manganelli Del Fa, C.N.R. – Centro di studio sulle cause di deperimento e metodo di conservazione delle opere d’arte (Firenze); Dott. R. Bugini, C.N.R., Centro Gino Bozza (Milano); Prof. G Bonsanti, Dott.ssa A.M. Giusti e Dott. M. Matteini, Opificio delle Pietre Dure (Firenze); Prof. G. Petrini, Dott.ssa P. Giovannini, Università di Firenze, Facoltà di Architettura
Supervisione della Soprintendenza ai Beni Ambientali e Architettonici di Firenze, Prato e Pistoia
Arch. M. Lolli Ghetti, soprintendente – Arch. L.Baldini, funzionario della Soprintendenza, Arch. M. Del Buono, Funzionario della Soprintendenza. Arch. D. Valentino, soprintendente, Arch. V. Vaccaro Funzionario della Soprintendenza
Realizzazioni prodotti multimediali e telematici
Ing. Marco Cappellini, “ Centrica s.r.l.”; Prof. U. Baldini e Dott.ssa O. Casazza, supervisori storico – artistici
Indagini storico –archivistiche
Arch. Simonetta Bracciali (Responsabile), Dott.ssa L. Maccarini; Dott.ssa E. Insabato, funzionario della Soprintendenza Archivistica della Toscana, Dott.ssa V. Arrighi, funzionario dell’Archivio di Stato di Firenze, Arch. Serena Bacci.
Indagini storiche sulla Famiglia Rucellai
Dott. A. D’Alessandro (Coordinatore,) Dott. V. Arrighi, Dott. F. Bertini, Dott. ssa M.P. Paoli, Dott.ssa O. Rucellai, Dott.ssa L. Tonelli.
Rilievi e Restituzioni Grafiche
D. Pomo (Coordinatrice)
rilievo manuale:
Prof. C. Crescenzi, D. Pomo, Arch. S. Bacci, Arch. S. Bausi, Ing. G. Faina, P. Casabianca.
rilievo fotogrammetrico:
Ing. M. Bartoloni (Coordinatore)
Tecno Futur Service s.r.l (realizzazione)
Ing. G. Faina (elaborazione grafica al CAD)
rilievo fotografico:
Geom. Augusto Ercoli, Centrica S.r.l.
Esecuzione lavori:
R. A.M. s.n.c. (Paramento Lapideo), Figli di Augusto Lorenzini s.p.a. (opere di muratura),
G. Pasquinelli (opere di lattoniere)
PROGETTO DI RESTAURO CONSERVATIVO DEL CORTILE:
Indagini Strutturali preliminari per la messa a punto del progetto di restauro conservativo del cortile
Ing. C. Pesci (Supervisore), Dott. G. Focardi (indagini geologiche), Laboratorio SIGMA s.r.l
Supervisione della Soprintendenza ai Beni ed il Paesaggio e per il Patrimonio Storico Artistico e Demoetonoantropologico di Firenze, Prato e Pistoia
Arch. D. Valentino Soprintendente, Arch. V. Vaccaro funzionario della Soprintendenza
Supervisione della Soprintendenza Archeologica della Toscana e del Genio Civile di Firenze
Ach. M. Pagni, Dott. P.R. Del Francia funzionario della Soprintendenza, ing. L. Gori Funzionario del Genio Civile.
Rilievi e collaborazioni al progetto
Designer D.Pomo, Arch. J. Mazz, arch. A. Pecoraro.
Rilievi archeologici
Studio A.R. e S.
Esecuzione lavori:
Per Restaurare s.r.l.: impianto di smaltimento liquami
Società Italiana Restauri Edili s.p.a.: consolidamento delle colonne
CMP di Palchetti Paolo: opere di fabbro
Raggi Ido e Olindo s.n.c.: lavorazioni in pietra
Lazzarini Bruno e Figli s.n.c. e ditta edile P. Pastacaldi : opere murarie alle singole unità immobiliari
Ditta D. Din: opere di pittura murale
Turchi Averardo di Marco Turchi e C. s.n.c.: impianti elettrici
Pagliarani impianti di Pagliarani Paolo e I.T.S. di Pini Massimo: impianti idrotermosanitari
ISPEZIONE ALLA FACCIATA MONUMENTALE
Esecuzione lavori:
R.A.M. di Fabio Mannucci snc, Edil Bonaccorso
Collaboratore:
Arch. Massimo Papaleo
La costruzione del Palazzo fu il risultato della più alta affermazione economica, politica e culturale della famiglia. Insieme con la prospiciente Loggia, il completamento della facciata di Santa Maria Novella e il tempietto del Santo Sepolcro, collocato nella vicina Chiesa di San Pancrazio, costituisce quasi un “Sistema Rucellai” che segna profondamente l’assetto urbanistico di questa parte della città.
I lavori di manutenzione e restauro si sono protratti, con interventi successivi, dal 1994 al 2017 e hanno consentito di ricostruire la storia e le vicende costruttive del Palazzo, risultato dalla fusione di otto preesistenti edifici, come Giovanni Rucellai stesso annota nel suo Zibaldone Quaresimale. Inoltre la scoperta nella volta del cortile interno di catene affogate nella muratura sia all’imposta che alla chiave degli archi, così come descritto dall’Alberti nel suo De re aedificatoria, conferma la paternità del grande architetto anche su questa parte dell’edificio, che in precedenza non gli era attribuita.
Infine, durante il lavoro, varie circostanze hanno stimolato la formalizzazione di nuove metodologie di indagine, di progettazione, di intervento e di conduzione del cantiere. Questo approfondimento concettuale si è concretizzato nella raccolta e nell’organizzazione di una vasta banca dati, risorsa preziosissima per la futura manutenzione dell’edificio e quindi per la sua corretta conservazione.
Il Palazzo Rucellai, in Via della Vigna Nuova, è uno dei più importanti esempi di architettura quattrocentesca a Firenze. Giovanni Rucellai, ricco mecenate, lo fece costruire fra il 1446 e il 1451.
Nel 1994 se ne inizia, per conto della Famiglia Rucellai, il restauro.
Gli interventi si sono protratti per diversi anni e hanno interessato gran parte del complesso architettonico, in particolare:
- la facciata Monumentale su via della Vigna Nuova e il prospetto su Via dei Palchetti
- il piano terra e le cantine prospicienti via della Vigna Nuova per l’inserimento della attività commerciale “Etro”
- il piano terra e le cantine prospicienti via dei Palchetti per la ristrutturazione della Trattoria Latini
- Il piano Nobile per la messa in opera degli impianti tecnologici richiesti dalla realizzazione della nuova sede universitaria americana
- l’altana a loggiato con i suoi affreschi quattrocenteschi e altre porzioni dell’edificio abitate dalla Famiglia
- il cortile principale e i loggiati
Il progredire del progetto di restauro del palazzo è stato accompagnato da ricerche storiche e archivistiche che hanno consentito di conoscere meglio il ruolo di Leon Battista Alberti e di Bernardo Rossellino nella sua edificazione, nonché le trasformazioni e i restauri subiti nel corso del tempo. E’ interessante notare che questi studi hanno anche permesso di chiarire il processo di formazione dell’archivio Rucellai e la sua attuale struttura. Accanto a questo lavoro è stato effettuato un puntuale rilievo geometrico e materico, iniziato con la facciata monumentale e poi esteso a tutto il complesso..
Nel 1996 è iniziato il restauro della facciata Monumentale e il lavoro è stato impostato in modo da mantenere oltre alla materia originale anche i segni degli interventi passati. La facciata, che si estende per ben 600 mq., è stata puntualmente rilevata, suddividendola in 24 quadranti e numerando le singole bozze appartenenti a ciascun quadrante.
Negli elaborati grafici sono stati registrati in dettaglio:
- i livelli di degrado, in particolare “il quadro fessurativo”
- gli interventi di restauro precedenti a partire dal XVII secolo
- l’apparecchio murario reale e apparente
- i marchi incisi sul bugnato
- le vene di calcite
- il tipo di lavorazione della superficie
Accurate analisi di laboratorio hanno consentito di identificare il materiale di cui la facciata è costituita: la cosiddetta pietra forte, un tipo di arenaria proveniente dalle cave del Viale Michelangelo. Si sono identificate anche le pietre usate nei precedenti restauri a sostituzione di quelle degradate.
Ulteriori analisi chimiche hanno individuato anche le sostanze utilizzate in precedenti interventi di restauro: olii, grassi animali, e cere che, rimaste in superficie, si sono normalmente ossidate.
Con l’intervento del 1965 dell’Arch. Piero Sampaolesi sono state sostituite alcune pietre delle cornici marcapiano ed è stata effettuata una profonda impregnazione di tutte le pietre, sia antiche che nuove, con una soluzione di fluorosilicati di zinco e magnesio ha cementato momentaneamente le particelle minerali distaccate, ma che, con il tempo, ne ha provocato degrado, manifestatosi in macchie bianche identificate, dalle analisi chimiche, come silice non cristallino.
Sempre nell’intervento dell’arch. Sampaolesi, sono state utilizzate resine che sono risultate vane come adesivi. Pertanto si sono dovute imperniare le tassellature che erano state eseguite durante questo restauro.
Il rivestimento della Facciata presentava un forte dilavamento da acque meteoriche dovuto ad un sistema di smaltimento non adeguato sia del terrazzo a copertura che dei marcapiani. Il nostro obiettivo è stato quello di intercettare le acque piovane per limitarne lo scorrimento sulla facciata.
Il restauro del paramento lapideo della facciata si è articolato in tre fasi: preconsolidamento, pulitura, consolidamento e stuccatura finale secondo l’attuale metodologia di restauro conservativo.
Le successive operazioni di restauro al prospetto di Via dei Palchetti e al Cortile hanno confermato alcune indicazioni emerse dallo spoglio dei documenti di Archivio, là dove Giovanni Rucellai afferma: “di otto case ne ho fatta una” (Giovanni Rucellai, Zibaldone Quaresimale, 1465 – 1470 circa). I setti murari delle case precedenti, infatti, sono subito riemersi dalla stonacatura del prospetto di via dei Palchetti, mentre altri reperti archeologici sono stati ritrovati, e adeguatamente rilevati, sotto la pavimentazione del cortile. Si tenga presente che Giovanni Rucellai, affinché il palazzo fosse ammirato sia nella sua facciata progettata da Leon Battista Alberti come “abitazione signorile”, sia in tutta la sua ampiezza, fece anche abbattere le case di fronte per realizzare una Loggia e una Piazza: l’edificazione del Palazzo si estende così a vero e proprio intervento urbanistico che definisce un nuovo spazio cittadino.
Mentre la Facciata Monumentale non ha subito nel corso dei secoli alcuna trasformazione a seguito di interventi di restauro, la spazialità interna invece è stata alterata con la realizzazione del grande scalone di accesso e con alcune trasformazioni al piano nobile.
Dal 1994, poi, si sono susseguiti, sostenuti dalla famiglia Rucellai, diversi interventi di restauro alle singole unità immobiliari, interventi che hanno finito per interessare gran parte del Palazzo. Per quanto riguarda le unità immobiliare poste sui prospetti interni del cortile principale, tali restauri hanno riguardato principalmente la messa a norma degli impianti tecnologici, il ritrovamento delle strutture originarie del palazzo, il restauro delle travi quattrocentesche del soffitto – riportate alla luce togliendo dei controsoffitti posticci -, il ritrovamento delle strutture ottocentesche realizzate con materiali alleggeriti e infine l’intervento di sostituzione di una trave portante del tetto in cattivo stato di conservazione.
Nel 1999 il piano terra e l’interrato del Palazzo Rucellai sono stati restaurati per insediamento dalla casa di alta moda “Etro”.
Sono stati riorganizzati gli ambienti del piano terra per la vendita e l’esposizione di articoli di abbigliamento, e il piano interrato come deposito di detto materiale.
Negli ambienti al piano terra sono stati eseguiti dei saggi alle pareti per verificare se vi erano affreschi e al piano di calpestio è stata rinvenuta “all’ingresso” la pavimentazione originale con lastroni di pietra. Originariamente questi ambienti erano utilizzati per la vendita dei filati, risorsa principale della famiglia Rucellai.
Per collegare l’accesso del negozio all’ingresso principale situato nella facciata albertiana, è stata costruita al piano terra una galleria in vetro che consente di mantenere la visibilità dei tre ambienti.
Per gli impianti tecnologici sono state recuperate al massimo le canalizzazioni esistenti.
Il piano interrato, facente parte degli edifici trecenteschi, era in precario stato di conservazione ed è stato restaurato mantenendo le antiche strutture.
Con i materiali erratici ritrovati nel sottosuolo (pietre) si è potuta ricostruire l’antica rampa di accesso per i cavalli.
Come si evince dalla documentazione fotografica, prima del nostro intervento di restauro, le prime due di queste sale avevano il soffitto affrescato: la prima con una decorazione del XIX secolo e la seconda con decori floreali. Entrambe le decorazioni si trovavano in cattivo stato di conservazione e il restauro ha riportato alla luce l’originale cromia dei dipinti. Nella terza sala non era presente alcun decoro pittorico, ma una tinta uniforme bianca sia al soffitto che alle pareti, mentre erano ben visibili sei capitelli in pietra serena ai peducci delle volte. Alcuni saggi hanno evidenziato la presenza, sotto la tinta, di pitture databili al XVII secolo. Descialbando sia il soffitto che le pareti sono stati riportati alla luce dei grandi cerchi con al centro degli stemmi della famiglia e al soffitto un decoro floreale. Infine, le cornici delle porte, prima in tinta bianca, sono state ridipinte in finto marmo.
L’antica trattoria “Il Latini”, ubicata in via dei Palchetti occupa quelle che erano le vecchie scuderie di Palazzo Rucellai. Dal 2000, è iniziata, in più fasi, la sua ristrutturazione e l’adeguamento degli impianti tecnologici. Il fine ultimo di questo intervento era mantenere, nonostante le modifiche apportate, le caratteristiche della tipica trattoria toscana di lunga tradizione popolare.
La seconda fase, che ha riguardato il recupero di suggestivi ambienti interrati da destinare a cantine di degustazione, ha consentito di conoscere il sottosuolo alto medioevale del complesso di San Pancrazio attiguo a Palazzo Rucellai. Questi ambienti, riservati oggi ad una clientela selezionata, hanno mantenuto il loro carattere medievale ma, allo stesso tempo, mostrano gli esiti di successive trasformazioni dovute all’inserimento di una manifattura tabacchi. Ad esempio è presente un vecchio forno di essiccazione, interessante manufatto di archeologia industriale.
In una terza fase, e precisamente nel 2004, il ristorante Latini è stato ampliato occupando alcuni ambienti del piano terra del complesso di San Pancrazio, prospicienti il cortile del convento quattro-cinquecentesco. Sono stati poi realizzati nuovi impianti tecnologici e servizi igienici nel rispetto degli arredi e delle caratteristiche peculiari di tale ristorante, così che tutto l’ambiente mantiene le caratteristiche determinate dalla precedente trasformazione ottocentesca.
Fra gli interventi di maggior rilievo all’interno del Palazzo va menzionato il restauro dell’altana.
Nel 1960 l’arch. Piero Sampaolesi e l’arch. Niccolò Rucellai iniziarono i lavori all’altana per ritrovare la spazialità architettonica originale soprattutto nella zona prospiciente la Loggia di via della Vigna Nuova. Durante questo restauro furono rinvenuti affreschi quattrocenteschi che furono staccati e riposizionati in parte nel contesto stesso dell’ampio salone davanti alla Loggia e in parte al Piano nobile.
Nel 2001 la proprietà ha chiesto di proseguire il recupero dell’altra parte del piano altana per ritrovare le dimensioni originarie ed eliminare le suddivisioni in piccoli vani.
Nel 2006, in occasione delle celebrazioni per il VI Centenario della nascita di Leon Battista Alberti, il centro mostre di Mantova ha richiesto alla Famiglia Rucellai, “Il Sonno di Giuseppe” affresco facente parte del ciclo dell’Altana del palazzo. Per questo evento l’affresco è stato restaurato. Si trovava, infatti, in cattivo stato di conservazione soprattutto a causa di una spessa pellicola di fissativo di natura organica che, con il passare degli anni, aveva conferito alla pittura una cromia marrone ben lontana dall’originale terra verde riemersa grazie a questo ultimo restauro.
La nuova destinazione del piano nobile, come sede di una scuola di specializzazione post- universitaria americana, ha determinato la necessità di un intervento principalmente orientato all’adeguamento e alla messa a norma degli impianti tecnologici.
L’intervento di restauro, che è stato effettuato a tale piano nel 2002-2003, ha potuto solo in minima parte servirsi delle canalizzazioni dei vecchi impianti: per poter introdurre i nuovi abbiamo dovuto procedere al cauto smontaggio di una fascia di pavimentazione lungo il perimetro delle varie stanze.
Tale lavoro ha portato alla luce una catena posizionata sotto il pavimento nel secondo salone sovrastante la volta ribassata del loggiato del piano terra. A seguito di questa scoperta, la sovrintendenza ci ha imposto di allargare l’indagine per meglio conoscere il sistema costruttivo della volta ribassata in modo da comprendere le cause delle lesioni che la interessavano e valutare le migliori modalità di consolidamento.
Con i primi saggi sono state trovate altre due catene i cui capichiave sono stati resi visibili sul prospetto sud del cortile.
Ulteriori esami sull’estradosso della volta, a quota del piano primo, hanno messo in evidenza la presenza di “sistema” di catene che interessa tutta la volta ribassata e che ha suscitato importanti interrogativi circa le modalità costruttive di questa parte del palazzo, stimolando un confronto con i principi costruttivi riportati nel “De Re Aedificatoria”. L’Alberti, infatti, scrive che “gli archi ribassati vanno rinforzati con una catena di ferro o con qualcos’altro di equivalente, assicurato nei due lati a tratti di muro; tali tratti non dovranno avere un’altezza inferiore a quanto occorre per completare il semicerchio di cui l’arco ribassato fa parte”. (Libro III, cap. XIII, pag. 125).
Contemporaneamente agli interventi al piano nobile, sono iniziati i lavori di smontaggio della pavimentazione del cortile che hanno messo in evidenza un cedimento differenziale delle fondazioni. Questo insieme di dati ci ha portato a concludere che la fessurazione della volta non era dovuta a cause insite ma a cause esterne e cioè al cedimento differenziale delle fondazioni. Constatato tale quadro fessurativo e individuatane la causa, si è ritenuto di estendere le indagini diagnostiche ad un’ampia parte del cortile, nonché di puntellare l’intera volta ribassata.
Si è poi eseguito un intervento che ripristinasse la continuità perduta tramite:
applicazione, a contatto con la catena, di materiale colabile la cui proprietà è di rimanere elastico nel tempo, in modo da assecondare la variazione che la catena può subire per sbalzi termici
sigillatura della fessurazione in estradosso con materiale espansivo e zeppatura della fessurazione mediante cunei di legno duro, con ripristino dell’intonaco e della tinteggiatura.
A seguito di queste lesioni nella volta e nel prospetto sud del cortile, è intervenuto nel 1996 l’Opificio delle Pietre Dure per distaccare il tondo attribuito a Bernardo Rossellino.
A seguito dell’individuazione del quadro fessurativo del cortile e del piano nobile si sono rese necessarie indagini per verifiche strutturali quali:
indagini con ultrasuoni, prove di carico su catene ed endoscopio
indagini deformometriche e inclinometriche
indagini, con georadar, alla volta ribassata e alla base delle colonne del cortile.
Dai risultati delle suddette indagini e da quelle dirette si è potuto comprendere le cause dei dissesti di questa parte del palazzo.
Al fine di valutare le caratteristiche delle opere fondali delle colonne sono state eseguite indagini endoscopiche che hanno evidenziato come le fondazioni siano costituite da mattoni con riprese in malta cementizia pozzolanica. In alcuni casi il laterizio risultava intriso di acqua che nel tempo aveva determinato il decadimento delle proprietà meccaniche.
In relazione a quanto rilevato è stato stabilito di predisporre un monitoraggio, mediante base inclinometrica, di due colonne in modo da verificare il comportamento nel tempo.
A queste indagini è seguita la verifica ed il ripristino del sistema di fognatura del palazzo. I lavori hanno evidenziato che la fognatura esistente era costituita da canalette in muratura di mattoni che arrivavano alla rete pubblica presente su Via dei Palchetti, prive però di continuità per avvallamento del loro piano di imposta. E’ stato poi rilevato che, con ogni probabilità, gli scarichi provenienti da questa parte dell’edificio si perdevano nel terreno sottostante la pavimentazione del cortile, raggiungendo anche la fondazione delle colonne: è stata questa la causa principale del quadro fessurativo in oggetto.
Vista l’impossibilità di utilizzare la fognatura preesistente, è stato necessario progettare un sistema completamente nuovo per la raccolta dei liquami. Per la sua realizzazione abbiamo dovuto asportare la porzione del lastricato su cui insisteva il vecchio sistema di collegamento e utilizzato il medesimo percorso per installarvi quello nuovo. In tale occasione è stata constatata la presenza di vuoti sottostanti la pavimentazione, dovuti probabilmente al “ritiro” del terreno a seguito del dilavamento prodotto dalle perdite della vecchia fognatura.
Inoltre è stata rilevata la presenza di antichi tratti di muratura facenti parte dei locali interrati preesistenti al palazzo, ancora rilevabili, anche in prossimità delle colonne.
Sulla base della corretta analisi delle cause che hanno originato il movimento delle colonne è stato progettato un sistema di sostegno fondato su micropali.
La metodologia con la quale è stato impostato questo cantiere, parallelamente alle ricerche effettuate, ha fatto sì che questo restauro prendesse la connotazione di un vero e proprio “atto conoscitivo del monumento”.
L’ispezione al paramento lapideo della facciata monumentale in pietra di Palazzo Rucellai su via della Via della Vigna Nuova e alla porzione di facciata in pietra di via de’ Palchetti è stata condotta a distanza di ormai vent’anni dall’ultimo intervento organico di restauro condotto tra il 1994 il 1998.
Con la Famiglia Rucellai è stato concordato di effettuare l’ispezione al fine di valutare lo “stato di salute” della facciata intervenendo puntualmente sulle problematiche e di prediligere la periodica manutenzione ai grandi interventi.
Le operazioni di ispezione sono state condotte nel luglio 2014 a seguito delle quali è stata prodotta una mappatura degli interventi eseguiti.
Con l’ispezione è stato verificato lo stato di conservazione del paramento lapideo, delle vene di calcite, delle imperniature eseguite negli interventi di restauro pregressi nonché la verifica di tutte le parti (noccatura) per constatarne lo stato di conservazione.
La facciata è stata suddivisa per in 24 quadranti, 7 livelli (asse orizzontale) e 19 settori (asse verticale), con numerazione delle bozze (e l’individuazione dei conci reali ed apparenti) appartenenti ad ogni quadrante.
A seguito dell’ispezione si può affermare che la facciata di Palazzo Rucellai è in ottimo stato di conservazione.
Gli interventi effettuati sono stati: spolveratura del paramento lapideo, stuccature, imperniature di alcuni pezzi delle bozze in fase di distacco della facciata.
Per la panca di via l’intervento è consistito dapprima nel corretto riposizionamento delle lastre che erano ruotate verso la facciata a causa di un cedimento nella porzione di panca tra i due portoni del civico 18 e 16, di pulitura e stuccatura della superficie lapidea della spalliera a losanghe, della panca e della base della stessa.
Sono state altresì stuccate le lacune della seduta in modo tale che non continuino a verificarsi fenomeni di ristagno dell’acqua.
Questi anni di lavoro, di studio e di ricerca hanno generato un grande patrimonio di conoscenze e di scoperte, sia tecniche che storiche. Tra queste vogliamo di nuovo segnalare l’attribuzione all’Alberti anche della spazialità interna di una parte del Palazzo. A seguito del restauro e dello studio del cortile interno, infatti, è stato possibile scoprire il sistema costruttivo dell’ardita volta ribassata e dei lati che delimitano il cortile stesso: la volta è stata realizzata tramite un’intelaiatura di catene metalliche (Foto 16) affogate nella muratura e posizionate sia all’imposta che alla chiave degli archi. Questa tecnica, ad oggi l’unico esempio rinascimentale noto a Firenze, viene descritta esplicitamente De re aedificatoria : “ […] vi è poi un tipo [di arco] che somiglia più ad un architrave che a un arco, e si dice ribassato […] Gli archi interi non abbisognano di corda, perché essi sono in grado di mantenersi intatti da sé: invece quelli ribassati vanno rinforzati con una catena di ferro o qualcos’altro di equivalente, assicurato nei due lati a tratti di muro; tali tratti non dovranno avere un’altezza inferiore a quanto occorre per completare il semicerchio di cui l’arco ribassato da parte” (L.B. Alberti, L’Architettura [De re aedificatoria], testo critico e traduzione a cura di G. Orlandi, testo latino introduzione e note a cura di P. Portoghesi, Milano 1966, libro III, cap. XIII, pp. 124-125.).
Un secondo passaggio in cui l’Alberti potrebbe alludere a questa tecnica costruttiva viene individuato dal compianto ing. Gabriele Morolli, quando annota come
“la straordinaria intelaiatura metallica individuata da Simonetta Bracciali quale ossatura portante “annegata” nel minimo spessore dell’ardita volta ribassata a padiglione unghiato […] del profondo portico di controfacciata […] trovi una puntuale istituzione nel trattato, allorquando Alberti riferisce, in generale, che “gli uomini di scienza hanno rilevato come la Natura nei corpi degli esseri viventi abbia sempre operato in modo che maile ossa dello scheletro siano separate o scollegate tra loro. Così anche noi architetti congiungeremo i vari elementi dell’ossatura e li consolideremo alla perfezione con nervature e giunzioni, affinché la sequenza e la connessione di queste ossa sia tale che l’opera persino da sola quand’anche mancassero le altre perti strutturali […] potrebbe stare in piedi , perfettamente conclusa”.
(G. Morolli, L’architettura dell’“altro” Umanesimo, in in C. Acidini, G. Morelli (Edd.), L’uomo del Rinascimento Leon Battista Alberti e le arti a Firenze tra ragione e bellezza. Catalogo della Mostra (Firenze 11 marzo – 26 luglio 2006), Firenze, Mandragora 2006, pagg. 143).
Questa e molte altre conoscenze sono state documentate in un ampia produzione bibliografica che segnaliamo di seguito.
Nel 2004 durante il Convegno Internazionale del Sesto Centenario dalla Nascita di Leon Battista Alberti, tenutosi ad Arezzo, ho avuto l’occasione di esporre i risultati del lavoro di restauro. L’intervento è documentato in:
S. Bracciali, Il Cantiere di Restauro di Palazzo Rucellai tra problemi di conservazione, manutenzione e conoscenza, in R. Cardini, M. Regoliosi (edd.). Leon Battista Alberti umanista e scrittore. Filologia, esegesi, tradizione. Atti del convegno internazionale del Comitato Nazionale VI centenario della nascita di Leon Battista Alberti. Arezzo, 24-26 giugno 2014, Firenze, Edizioni Polistampa, 2007 (Edizione nazionale delle opere di Leon Battista Alberti – Strumenti, 3).
Le esperienze maturate in questo cantiere spaziano tra molteplici competenze: storiche, architettoniche, ingegneristiche, grafica digitale e scannerizzazione in 3D, informatizzazione di basi di dati.
Tutto il materiale è stato raccolto ed editato in:
S. Bracciali (ed.), Restaurare Leon Battista Alberti il caso di Palazzo Rucellai, Libreria Editrice Fiorentina 2006.
Altri due articoli sono pubblicati nei cataloghi di varie mostre dedicate al grande umanista e architetto:
S. Bracciali, Il cantiere di restauro di Palazzo Rucellai come “atto conoscitivo”, in C. Acidini, G. Morelli (Edd.), L’uomo del Rinascimento Leon Battista Alberti e le arti a Firenze tra ragione e bellezza. Catalogo della Mostra (Firenze 11 marzo – 26 luglio 2006), Firenze, Mandragora 2006, pp. 161-164.
S. Bracciali, La Famiglia Rucellai e l’Archivio. Una prima fase di ricerca, ibid. pp. 151-158.
Sempre nello stesso catalogo è stato pubblicato un articolo in collaborazione con Marco Cappellini:
S. Bracciali, M. Cappellini, Dalla Multimedialità alla multimodalità per i beni culturali, ibid. p. 442.
Si veda anche:
S. Bracciali, C. Succi, Palazzo Rucellai: restauro come atto conoscitivo. I Il cantiere di restauro della facciata monumentale, in “Bollettino Ingegneri”, 7, 2004, pp. 3-22.
S. Bracciali, C. Succi, Palazzo Rucellai: restauro come atto conoscitivo. II Il cantiere di restauro degli interni, in “Bollettino Ingegneri”, 8-9, 2004, pp. 3-22.
Simonetta Bracciali, Il restauro di Palazzo Rucellai, in “Le Dimore Storiche”, anno XIII settembre dicembre 1997, n. 3 (n. 35);
Infine l’articolo sul settimanale:
Elena Giannarelli, Palazzo Rucellai e la Signora dell’Alberti, in “Toscana Oggi”, 9 settembre 2001 pag. 19.
Un esisto decisamente importante di questo restauro è stata la costituzione di una Banca Dati contenente tutte le conoscenze accumulate durante il lavoro: rilievi, dati tecnologici, dati storici e archivistici ecc., materiale preziosissimo per la manutenzione ordinaria e straordinaria del complesso.
Grazie alla presenza di questa banca dati, ad esempio, è stato possibile a distanza di ormai venti anni dall’ultimo intervento di restauro, effettuare un’ispezione comparativa del paramento lapideo della facciata monumentale su via della Via della Vigna Nuova e della porzione di facciata in pietra di Via de’ Palchetti. Si tratta d una scelta lungimirante: la Famiglia Rucellai, infatti, ha finanziato la questa ispezione al fine di valutare lo “stato di salute” della facciata privilegiando la manutenzione periodica ai grandi interventi di restauro.
Durante le operazioni di ispezione, condotte nel luglio 2014, è stato verificato lo stato di conservazione del paramento lapideo, delle vene di calcite e delle imperniature eseguite nell’intervento di restauro pregresso del 1996. Si è poi effettuata la verifica di tutte le parti del paramento lapideo per constatarne lo stato di conservazione e redigere la mappatura degli interventi eseguiti.
Negli elaborati grafici del 1996 sono stati riportati gli interventi effettuati sulla facciata e cioè le stuccature ad alcuni giunti del paramento lapideo, le imperniature di alcuni pezzi delle bozze in fase di distacco della facciata con pericolo di caduta: viene così confermata la necessità della manutenzione periodica.





























































