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Oratorio di San Sebastiano

Piazza SS. Annunziata – Firenze

Data: 2014

Committente
Provincia Toscana dei Servi di Maria

Sponsor
M.se Giannozzo Pucci

Progetto
Arch. Simonetta Bracciali (progetto architettonico e direzione lavori)

Ricerca Storica
Dott.ssa Sofia D’Alessandro

Esecuzione lavori
Impresa Daniela Dini
Stefano Scarpelli Conservazione restauro dipinti

Arch. Rosa Madera
Arch. Alessio Mecocci
Arch. Massimo Papaleo

L’Oratorio, con accesso dal loggiato della Basilica della Santissima Annunziata, si presenta come un’unica aula suddivisa in due campate quadre coperte ciascuna da una volta a vela intonacata; una balaustra in marmo di Carrara divide l’aula dalla cappella absidale sormontata da una cupola finemente decorata con formelle di legno.
La cappella gentilizia della Famiglia Pucci, che insiste su una struttura molto antica, ha una storia complessa della quale ricordiamo solo i due momenti più importanti: per approfonfimento si veda la relazione di Sofia D’Alessandro [digitalizzare e linkare la relazione di Sofia], che, oltre alla storia dell’edificio ne presenta anche la complessa articolazione iconografica.
L’edificio è realizzato tra il 1450 e il 1453 da Michelozzo di Bartolomeo Michelozzi su incarico di Antonio Pucci, che aveva da poco acquistato l’edificio dai Servi di Maria. Nel 1475, viene sistemata nell’Oratorio la pala de Il martirio di San Sebastiano, capolavoro di Antonio Pollaiolo oggi alla National Gallery di Londra.
Tra il 1605 e il 1613 si registrano le grandi modifiche della disposizione interna, effettuate da Giovanni Caccini e Lorenzo Fancelli per volere di Roberto Pucci e poi della sua seconda moglie, Ottavia di Lodovico Capponi. L’articolato progetto iconografico alla base di questi interventi era stato ideato, in modo organico e unitario, dall’Abate Alessandro Pucci, prima della sua morte violenta e repentina per mano di un folle della famiglia Del Garbo. Contribuiscono a questi lavori molti artisti: Aurelio Lomi, che dipinge la pala raffigurante San Sebastiano che riceve da Diocleziano l’insegna di Capitano dei Cavalli, Giovan Battista Paggi, cui si deve la tela con la Morte di San Sebastiano, Bernadino Poccetti, che affresca le lunette, le vele e il tamburo sottostanti la Cupola dell’abside e infine Antonio Novelli, che scolpì l’allegoria della Gloria e rifinì quella del Martirio, realizzata in modo quasi completo dal suo maestro Silvano degli Ubaldini. Si dovrebbero poi ricordare molte altre maestranze esperte in cosiddette arti minori, che si occuparono della stuccatura, della doratura, della commessone di gioie in vetro o in madreperla e delle decorazioni lignee.
Contemplando le decorazioni, le tele, le statue e gli affreschi, attraverso una figurazione ascensionale che dalle pareti della navata sale fino al vertice della cupola, il fedele che entra nell’Oratorio può meditare sul drammatico divenire della vita umana, sui mezzi di salvezza proposti all’uomo – il martirio o l’obbedienza ai precetti evangelici – e, infine, sul premio che attende chi tali mezzi ha saputo realizzare: la gioia della Pax e della Unio Dei. È interessante notare che l’immagine di Dio non assume le tradizionali fattezze antropomorfe, ma si identifica con la struttura geometrica – ascensionale e concentrica – della cupola stessa, decorata da formelle lignee di dimensione degradante, dipinte di azzurro oltremarino e disposte su cinque cerchi concentrici di venti elementi ciascuno; al suo zenit la cupola è decorata con una corona, simbolo della perfezione del divino.

Nel 2015 è iniziato il restauro del registro basso della Cappella absidale dove si trovano i tre monumenti sepolcrali dedicati ai tre Cardinali della famiglia Pucci. Lo stato di conservazione del commesso marmoreo era abbastanza buono sulla parete sinistra, ma pessimo su quella destra e su quella dietro l’altare, deteriorato dall’alluvione del’66, ma principalmente dalle infiltrazioni d’acqua dovute al mancato collegamento degli scarichi della Basilica al fognone di via Capponi. Qui, il commesso in marmo si presentava in parte rigonfio e in parte distaccato, mentre l’intonaco sottostante era molto deteriorato. Inoltre, un precedente intervento aveva sostituito l’originale zoccolo in marmo portasanta, perduto per quasi la totalità della sua estensione, con un marmo molto differente.
Prima di tutto sono stati rimossi la zoccolatura e l’intonaco ammalorato; quindi è stato realizzato un nuovo intonaco a grassello e sabbia e su questo sono stati riaderiti i marmi in portasanta originali, mentre quelli non originali sono stati sostituiti con marmi nuovi, sempre in portasanta, simili ai primi. Il restauro è proseguito con la pulitura del commesso e dei busti dei tre cardinali tramite leggeri impacchi di pasta di legno e carbonato di ammonio e con soluzioni di carbonato di ammonio. Infine, a protezione di tutto il complesso marmoreo (zoccolo e busti), è stata stesa la cera microcristallina ridonando l’antica e originale brillantezza.

Nel 2017, sono state restaurate le pareti decorate della navata. Durante l’alluvione del ’66 l’acqua era salita fino a m 1,67 danneggiando gravemente la parte bassa dell’intonaco e dilavando quasi del tutto le decorazioni pittoriche, conservate solo nella parte superiore e nelle cupole. In occasione della apertura della Porta Santa per il Giubileo straordinario del 2015 era stata effettuata una sommaria pulitura delle pareti e delle colonne in pietra serena, rimuovendo i residui di nafta ancora presenti. Rimaneva ancora necessario un vero e proprio intervento di restauro conservativo per le decorazioni delle pareti e delle cupole dove, a livello dei pennacchi, erano presenti fessurazioni e distaccamenti d’intonaco dipinto, nonché per la pietra serena delle colonne e dei marcapiani molto sporchi e in alcune parti matericamente decoesi.
Tutti i suddetti restauri sono stati commissionati dal Marchese Giannozzo Pucci ed eseguiti dalla restauratrice Daniela Dini.

La terza fase, attualmente in corso, iniziata nell’aprile del 2018, prevede il restauro di tutta l’abside, grazie al contributo della Fondazione Friend of Florence ed eseguito da Daniela Dini.
Con la messa in opera dei ponteggi si è potuto constatare la struttura della Cupola che risulta essere in mattoni e in buono stato di conservazione su cui sono applicate 100 formelle in stucco dorato su un fondo di lavagna dipinto con azzurro oltremarino e arricchito da fiori e corone alternate in madreperla con gioie in vetro. Il restauro della cupola è stato terminato, restituendo l’originale brillantezza della madreperla, della doratura nelle cornici in stucco e della parte centrale raffigurante il sole, rimuovendo la porporina applicata nel restauro ottocentesco con la sostituzione della foglia d’oro. Sono stati restaurati i gioielli in vetro e dove necessario integrati.
In questa fase sono stati restaurati i pennacchi della cupola ed il tamburo con gli affreschi di Bernardino Poccetti raffiguranti i putti festanti.
Inoltre, è stato completato il restauro di tutti gli affreschi, delle due statue e delle cornici lapidee.
Attualmente è in corso il restauro delle tele absidali, la collocazione della copia del Martirio di San Sebastiano di Antonio del Pollaiolo oltre che il completamento del restauro dell’aula e delle sue cupole dipinte.